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Toldo è intervenuto per parlare del derby di Milano. L’ex portiere nerazzurro è ancora in clima stracittadina e ha rivelato alcuni aneddoti del passato, non sono inerenti alla sfida. Oltre a ciò, l’ex portiere della Nazionale, ha anche rivelato un aneddoto che ha coinvolto lui ed un suo vecchio compagno di squadra.
Toldo, dunque, è stato intervistato da La Repubblica e ha voluto parlare della sua esperienza in nerazzurro. L’ex portiere dell’Inter ha anche raccontato un aneddoto che ha riguardato lui, Mourinho ed il suo ex compagno di squadra, Sulley Muntari. Ecco le parole di Toldo.
Chi fra i due portieri della milanesi le somiglia di più?
“Nessuno, il calcio cambia. Zoff, un mito, passava le mezz’ore a perdere tempo con Gentile. Oggi dovrei aggiornarmi, soprattutto coi piedi”.
Più difficile parare i rigori di Morata o Çalhanoglu?
“Çalhanoglu è una creatura a sangue freddo. Quegli occhi dicono al portiere che non c’è spazio per nessun condizionamento mentale”.
Il suo derby più bello?
“Dico il più brutto: il doppio pareggio in Champions che qualificò il Milan. Le regole erano quelle, ma ancora sogno di potermela giocare ai rigori”.
Mourinho?
“Persona meravigliosa. Tratta meglio i deboli che i forti e non teme i conflitti. La sera prima della semifinale Champions a Barcellona io e Muntari ci mettemmo le mani addosso per una battuta a tavola. I compagni ci divisero. Mourinho si buttò in mezzo, poi disse: “Così mi piacete, andiamo in finale””.
L’ex portiere nerazzurro, poi, ha continuato con le rivelazioni del suo passato interista, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con alcuni ex compagni.
E con Julio Cesar?
“Un ragazzo d’oro. L’ho aiutato, consigliato e guidato, anche se sapevo che era lì per prendere il mio posto. Siamo in buoni rapporti, come con Batistuta, Figo, Orlandoni. Con Adani e Vieri ci vogliamo bene, ma sono un orso, non il tipo da Bobo Tv”.
Chi segnò il famoso gol alla Juve?
“Io! Vieri aveva i mattoni al posto dei piedi. Gliel’ho lasciato per fargli vincere il titolo di capocannoniere”.
Quando ha capito che era arrivato il momento di ritirarsi?
“Nella notte del Triplete a Madrid. Andai da Moratti e gli dissi che per me bastava così. Rispose che se lo aspettava e mi abbracciò”.
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